Il bambino ha paura dell’acqua

Nonostante nel pancione il neonato sia completamente circondato da acqua, alcuni bambini possono manifestare paura quando ne sono a contatto, che sia in piscina, al mare o durante il bagnetto. Come abituare nostro figlio a queste situazioni?

Durante il bagnetto: se il neonato è terrorizzato dall’acqua della vaschetta può essere forse perché senti esitazione nel vostro modo di sorreggerlo oppure ha passato della precedenti situazioni di disagio a contatto con acqua magari delle temperatura non corretta. In questi casi la situazione è passeggera, se vedete che il bambino non ne vuole sapere non costringetelo, ma lavatelo con spugnature e riprovate qualche giorno dopo, magari iniziando a farlo giocare con l’acqua e dandogli giochi galleggianti per il bagnetto. Se anche dopo i due anni d’età nostro figlio è ancora terrorizzato provate ad iniziare subito con le docce, non essendo immerso in acqua sono meno traumatiche e il piccolo sarà ugualmente pulito.

Al mare: anche in questo caso vige la regola della gradualità, se il bambino sembra timoroso dell’acqua fatelo prima giocare sulla sabbia del bagnasciuga, per poi fargli immergere solo i piedini o seduto dove l’acqua è molto bassa. Si può passare all’immersione vera e propria (sempre in sicurezza mi raccomando!)  entrando nel mare con loro e dimostrando che non c’è nulla di cui aver paura.  Ci si può avvalere anche dell’ausilio di gonfiabili, canotti, materassini e tavolette galleggianti per cominciare.

Al corso di acquaticità o nuoto: la piscina è per certi versi un ambiente che mette maggior timore rispetto al mare, in quanto spesso caotica con vociare di istruttori e persone che seguono i corsi. Se alle prime lezioni di acquaticità il bambino sembra a disagio non mettetegli fretta o pressione, non paragonatelo agli altri bambini o biasimatelo per la sua insicurezza. Ma lasciatelo tranquillo, il corso è dedicato a lui e deve permettergli di divertirsi, quindi potete iniziare dicendo: “Guarda se ti va puoi anche immergere solo i piedini”. Col tempo e magari vedendo gli altri  giocare sarà lui stesso a voler entrare in acqua.

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